sabato 31 ottobre 2015

Rubrica "A tu per tu con l'autore": intervista a Joe Lake



Per la rubrica “A tu per tu con l’autore”, oggi vi proponiamo l’intervista fatta a Joe Lake  in cui ci parla anche del suo ultimo romanzo “Virtual Life”.

Giornalista freelance,  una laurea in lingue straniere, scrittrice al suo terzo romanzo Virtual Life pubblicato nel 2015, dopo il successo dei due suoi romanzi: il primo dal titolo Mr. Bonnet, distribuito dalla casa editrice Uni Service ed il secondo, Il Teschio di Baphomet, pubblicato nel 2013. La scelta di chiamarsi Joe Lake per i lettori è dettata da una sua esigenza inconscia, ovvero quella di estraniarsi da sé stessa, in quanto donna ed avvicinarsi il più possibile anche al sentire maschile, in modo tale che la sua scrittura possa appassionare un pubblico  eterogeneo.  Avere uno pseudonimo è come indossare una maschera che dà la libertà di esprimersi liberamente perché, paradossalmente, dietro la maschera si è più veri e più liberi di dire ciò che realmente si è.  
Da sempre la sua passione è stata la scrittura. Fin da bambina inventa storie fantastiche che le permettono di mettere nero su bianco ciò che con la fantasia la faceva volare alto, estraniandola dalla realtà. Così iniziò questa avventura  che solo da pochi anni si sta concretizzando nella pubblicazione dei suoi scritti. Scrivere non è difficile per l’autrice, il problema della “pagina vuota” non le appartiene, alcune volte  i suoi personaggi
si impadroniscono della sua mente, quasi  volessero gridare le loro sensazioni ed emozioni. Definire i suoi romanzi, inquadrandoli in un genere specifico, risulta difficile. Diciamo che predilige il genere “thriller” anche se spesso le storie si intersecano con altri generi, come il fantasy , l’horror e il drammatico. 

Buongiorno Joe, ti va di presentarti ai nostri lettori? Quali sono le tue passioni?

Mi chiamo Joe Lake e sono una scrittrice di romanzi thriller, anche se definirli solamente “thriller” è riduttivo poiché nelle mie storie mi piace spaziare dal genere noir al poliziesco, dal fantasy fino allo storico.
Le mie passioni: scrivere innanzitutto, di conseguenza, leggere e poi il Cinema che, oltre ad essere per me uno svago, è anche fonte di ispirazione.
Da quanto tempo scrivi? E come hai scoperto che scrivere era la tua vera passione?
Più o meno verso i 10 anni. Ho iniziato per gioco e per trovare alcuni momenti di evasione dagli impegni quotidiani; a dire la verità, fin da bambina ho sempre fantasticato molto e, alla fine, ho deciso di trasporre le mie storie nella scrittura. All’inizio, tutto ciò lo facevo per me, per paura di dimenticarle. In seguito ho notato che riscontravano un certo successo tra gli amici e così ho deciso di pubblicarne qualcuna. Sono, infatti, al mio terzo romanzo pubblicato: il primo è “Mr. Bonnet”, il secondo s’intitola “Il Teschio di Baphomet”, mentre quest’ultimo, di recente pubblicazione, prende il nome di “Virtual Life – Realtà Parallele”.
Cosa provi quando scrivi?
Semplicemente vivo; mi rilasso ed entro in una dimensione dalla quale non vorrei mai uscire.
Quando e come è nata l’idea di scrivere “Virtual Life – Realtà Parallele”? Già l'avevi in mente o si è delineata a poco a poco mentre scrivevi
L’incipit di Virtual Life mi è venuta nel periodo in cui dilagava la problematica del caso “Welby”. Non so se te la ricordi, riguardava la questione dell’eutanasia e della libertà di scelta di quando poter morire. In quel periodo molte associazioni pro Welby organizzarono sit-in e digiuni di protesta e, anche se il mio romanzo non tratta esplicitamente del problema “eutanasia”, in un certo senso, quella situazione è entrata nel romanzo.
Di solito quando scrivo non ho in mente tutta la storia, essa prende corpo piano piano, in base anche alle notizie e alle esperienze che mi giungono in quel dato momento.
Cosa ti ha ispirato la stesura di questa storia?
Un amico, un giorno, mi parlò della possibilità in un imminente futuro di possedere un microchip sottocutaneo per svolgere le normali azioni quotidiane, come pagare i conti della spesa, eseguire ordinazioni online, saldare le bollette, ecc. Questa prospettiva mi allarmò, facendo nascere in me la visione di un futuro in cui le persone sono assoggettate a questa nanotecnologia, controllate da regime autoritari e continuamente dipendenti dalla rete, nella quale cercano “la terra dei sogni”, ma, come tutti sappiamo, ogni “paradiso” ha il suo prezzo.
Quali sono gli ingredienti perfetti per un buon romanzo?
Una storia avvincente, un linguaggio semplice e scorrevole, descrizioni brevi e mirate, un ottimo finale.
Come è noto è impossibile scrivere qualcosa senza lasciare qualche traccia di sé. Nel caso del tuo romanzo ciò che c’è di autobiografico è evidente o ben nascosto?
Sicuramente ben nascosto, altrimenti non mi definirei una scrittrice di thriller. Confesso che ci sono molti spunti autobiografici, però soltanto chi mi conosce bene o chi è un attento indagatore può scoprirli.
Perché i lettori dovrebbero scegliere di leggere il tuo libro?
Perché è un buon libro, coinvolgente, dinamico, ma allo stesso tempo, rilassante e con parecchi momenti ironici e divertenti.
Grazie mille per la tua disponibilità e tanti auguri per la tua carriera.
Grazie a voi per questa intervista ricca di domande interessanti e non scontate. Sono felice di poter essere presente sia nella vostra pagina che nel vostro blog, due spazi dedicati alla letteratura molto ben organizzati per dare a scrittori e lettori un momento di informazione e di svago davvero unici.



3 commenti:

  1. Intervista bellissima e interessante. Grande Joe Lake!

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  2. Intervista molto interessante per scoprire i segreti, le passioni e la vita di una bravissima scrittrice thriller come Joe Lake che leggo sempre con piacere. I suoi romanzi sono incredibili e non aspetto altro che l'uscita del prossimo!

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  3. Molto piacevole da leggere, complimenti.

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