domenica 25 ottobre 2015

Rubrica "A tu per tu con l'autore": intervista a Marta Lock

Per la rubrica “A tu per tu con l’autore”, oggi siamo con l'autrice di successo Marta Lock, per conoscerla più da vicino. L'ultimo dei suoi capolavori è il romanzo “La sabbia del Messico”.
 
Marta Lock è nata a Terni il 30 dicembre 1970 ma vive e lavora a Milano dal 2001. Ha una sua rubrica personale, L’Attimo Fuggente sul sito www.martalock.net, sul quale scrive anche i suoi aforismi quotidiani che ha chiamato Pensieri della sera, finalisti per due anni al Concorso nazionale di filosofia di Anpf Confilosofare. Notte Tunisina, il suo romanzo d’esordio è uscito nel mese di maggio 2011 e si è classificato 4° nella X edizione anno 2012 del Premio nazionale di letteratura Città di Mesagne, mentre Quell’anno a Cuba, il suo secondo lavoro, pubblicato nel luglio 2012, si è classificato 5° nella stessa edizione del concorso. Ritrovarsi a Parigi, la sua terza opera, ha ricevuto tre riconoscimenti nel corso del 2014: il Premio della Critica al Premio nazionale di letteratura “Le
parole dell’anima” città di Casoria (NA), il Primo Premio al Premio nazionale di poesia e narrativa “La Tavolozza” di Ponsacco (PI) e il Premio Giuria Giovani al Premio letterario nazionale “Città di Mesagne”.
Miami Diaries, il suo quarto romanzo uscito a marzo 2014, nello stesso anno viene insignito di due premi: Premio del Presidente al Premio internazionale di poesia e narrativa “Tra le parole e l’infinito” di Caserta e Premio della critica al Concorso letterario internazionale “La Locanda del Doge” di Rovigo. Dal novembre 2014 inizia a curare la sezione Mostre d’Arte e la rubrica da lei ideata, Tavolozze Emergenti, per Alpi Fashion Magazine dove uscirà anche la sua rubrica L'Attimo Fuggente. Dal mese di dicembre 2014 le viene conferita la carica di Responsabile Regionale Ipermedia-Club degli Editoriali e Responsabile della promozione dei corsi editoriali.
Nel libro Pensieri per l’Arte 150 opere di altrettanti pittori contemporanei sono associati ai suoi aforismi. Nel mese di giugno 2015 le viene conferito il Premio della Cultura dal Comitato del Premio Internazionale Città del Galateo e di Galatone Arte 2015, per il suo ruolo di interesse, impegno e promozione dell’arte in tutte le sue forme. A settembre 2015 è uscito il suo ultimo romanzo. La sabbia del Messico.



Ciao Marta. Grazie mille per la tua disponibilità. Per iniziare, ci racconti i tuoi inizi da scrittrice? Questo è il tuo primo libro?

Ciao, grazie a te per avermi chiesto di raccontare al tuo pubblico la mia esperienza di scrittrice. Il mio primo romanzo, Notte Tunisina, è nato assolutamente per caso, nel senso che non avevo mai avuto il desiderio, l’impulso, il sogno, di iniziare a scrivere fino a cinque anni fa. Poi, a posteriori, mi sono resa conto che, probabilmente, il mio percorso di vita è stato un mezzo per arrivare alla scrittura, proprio all’alba dei miei quarant’anni quando tutto ciò che avevo vissuto, conosciuto e visto, doveva a tutti i costi fuoriuscire sotto forma di parole. Sono sempre stata una lettrice onnivora, ho divorato i grandi classici così come il genere chic lit, senza snobismo, senza l’atteggiamento superbo di chi, avendo letto Orwell, Dickens o Hemingway non poteva abbassarsi a leggere qualcosa di meno anzi, ho sempre creduto che l’approccio semplice e umile a tutte le cose sia la più grande fonte di conoscenza, si può imparare qualcosa da chiunque, anche da chi non immaginiamo, e la fusione di ciò che abbiamo appreso è la base di ciò che siamo e di ciò che abbiamo poi da dire. Quando ho sentito il forte impulso di iniziare a raccontare delle storie e liberare la mia emotività, non ho potuto fare a meno di scegliere quello stesso tipo di approccio perché sono fermamente convinta che è attraverso la semplicità del linguaggio e quindi la scorrevole comprensione da parte del lettore, che lo si può condurre nelle profondità che vogliamo, senza appesantire la forma ma dando la precedenza all’intensità.  Se chi legge deve azionare la parte razionale per comprendere un modo di esprimersi complicato perde il contatto con l’emozione che invece io voglio catturare.

 Hai una fonte di ispirazione? La vuoi condividere con noi?

Se intendi chiedermi a quale scrittore mi ispiro posso dirti che adoro Jeorge Amado per la sua capacità di creare personaggi indimenticabili con una semplicità quasi colloquiale, come se stesse raccontando delle storie a voce, e ricchezza di descrizioni che mi hanno conquistata in ognuno dei suoi romanzi; Fitzgerald per le atmosfere rarefatte quanto intense che riesce a infondere ai luoghi di cui racconta e all’anima dei personaggi protagonisti e Lucìa Extèbarria per il suo realismo incredibile e la sua contemporaneità, anche se lei scava nell’estremo e nel torbido da cui io, per mia scelta, mi sono distaccata. Sono una purista della lingua italiana perciò nei miei libri non esistono parole scurrili e lo sono anche per quanto riguarda le scene di sesso, insomma, sono una contemporanea perciò i miei personaggi fanno tutto ciò che fa parte del vivere oggi ma, per una sorta di rispetto o di riservatezza nei loro confronti, una volta che li ho portati in camera da letto chiudo la porta e li lascio soli. Non credo sia necessario descrivere nei dettagli ciò che accade per dare l’idea dell’intensità di una passione.

Qual è il tuo metodo per scrivere un romanzo? Preferisci scrivere in silenzio e solitudine o ti ispira di più la confusione?

Scrivo in assoluto silenzio, senza radio né televisione, assolutamente assorta nella scrittura e, di norma non rispondo neanche al telefono per evitare di essere interrotta nel momento creativo. E riesco a scrivere solo a Milano, non esiste luogo isolato, né di lago né di mare, in cui io riesca a proseguire nella stesura di un romanzo. Diverso è ciò che invece riguarda gli articoli della mia rubrica, L’Attimo Fuggente, o le recensioni di mostre di pittura e di artisti emergenti per il magazine on line di cui curo la sezione Arte, Alpi Fashion magazine: quelli riesco a scriverli ovunque, anche in treno, durante i numerosi spostamenti per l’Italia che faccio per presentare i miei libri.

 Agli autori chiediamo sempre “se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe”?

Anche se le atmosfere de La sabbia del Messico sono molto più morbide, lente perché lento è il processo di guarigione interiore di Isabel, la protagonista, che deve superare il trauma per qualcosa di terribile accaduto nel recente passato e da cui fa molta fatica, pur volendolo con tutte le forze, a riprendersi per andare avanti a vivere una vita più serena, la canzone perfetta è I will survive di Gloria Gaynor per il significato del testo: è una rinascita, un desiderio di sopravvivere a un dolore, lo stesso che cercherà di fare Isabel per tutto il romanzo, talmente ferita da non riuscire a ricordare l’episodio più doloroso finché il suo processo di guarigione non sarà completato, quasi alla fine del libro.

Se invece potessi descriverlo con sole 3 parole, quali useresti?

Caduta, consapevolezza, rinascita.

C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro? Se sì puoi dirci cosa?

Sicuramente i luoghi descritti perché nello Yucatan ho vissuto per otto mesi, tanti anni fa, quando ero animatrice nei villaggi turistici. Perciò le immagini di Tulum, Playa del Carmen e  tutti gli altri meravigliosi posti, sono quelle che ho avuto davvero davanti agli occhi quando ero lì, così come le emozioni provate respirando quegli odori e conoscendo persone e realtà locale, una cultura affascinante e per alcuni versi simile alla nostra, mentre per molti altri assolutamente diversa e questo è qualcosa che esce nel romanzo, anche se Isabel è spagnola ma comunque più vicina al nostro modo di vivere e di pensare che non a quello messicano. Infatti si troverà a dover fare i conti con una mentalità troppo distante dalla propria nella sua relazione con Ramon, l’uomo che inizialmente la aiuterà a riacquistare fiducia in se stessa.

Una richiesta per provocarti: perché dovrei leggere il tuo libro?

Perché è un romanzo contemporaneo che parla di emozioni, di aspettative, di desiderio di combattere per se stessi, sentimenti comuni a tutti, uomini o donne, per ricordare o comprendere atteggiamenti e motivazioni che, pur avendo provocato un profondo dolore in noi, hanno comunque un perché, egoistico certo, ma non sempre scaturito da un desiderio di ferirci; per sognare un paese lontano ma di una bellezza mozzafiato; per scoprire la magia dell’antica civiltà Maya; per assaporare con l’immaginazione la buonissima cucina yucateca e per capire che la vita è fatta di alti e di bassi e nel mezzo ci siamo noi, indeboliti dalle difficoltà ma rafforzati dal riuscire a superarle.

Hai in mente una prossima uscita? Qualcosa di già pronto di cui vuoi darci un’anteprima?

In realtà ho già due romanzi pronti per essere pubblicati ma preferisco farne uscire non più di uno l’anno, però ti do volentieri l’anticipazione: il primo in ordine di tempo si intitola Dimenticando Santorini ed è una bellissima storia di un amore lungo una vita, osteggiato e mai vissuto in pieno a causa delle circostanze, un vivere due esistenze lontane ma con le anime unite da quel sentimento giovanile mai dimenticato e poi rapporti conflittuali con i genitori, litigi tra sorelle, la scelta di una situazione di stabilità emotiva che però non appaga il cuore, splendidi legami con i figli e continui colpi di scena che avvicinano e allontanano in continuazione i due innamorati lontani. Il secondo invece, Gente di Rio, è un romanzo completamente diverso in cui le vite di sedici personaggi principali si intrecciano tra Ipanema, Leblon e Rocinha, e il lettore viene catapultato nelle vicende di un chirurgo plastico infedele, una cantante di bossa nova, un insegnante di capoeira, l’editrice di una rivista di moda, una speaker radiofonica, un giornalista senza scrupoli, una guardia del corpo, la malavita della favela, loschi figuri misteri da svelare, l’ho strutturato un po’ come una telenovela moderna e le oltre seicento pagine del romanzo descrivono ciò che accade in un lasso temporale di una sola settimana. Insomma un gomitolo di vite che casualmente si avvolgono, si intrecciano e poi… ai lettori la curiosità di vedere come finiranno le loro storie.

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato e ti facciamo un grande in bocca al lupo per il tuo libro.




 

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