venerdì 23 ottobre 2015

Rubrica “A tu per tu con l’autore”: intervista a Daniela Lojarro



Per la rubrica “A tu per tu con l’autore”, oggi abbiamo avuto il piacere di intervistare Daniela Lojarro, per scoprire qualcosa di più su di lei e sul suo libroFahryon – Parte prima de Il Suono Sacro di Arjiam”, romanzo fantasy edito da GDS Editrice.

Daniela Lojarro è nata a Torino. Terminati gli studi classici e musicali (canto e pianoforte), vince alcuni concorsi internazionali di canto che le aprono le porte fin da giovanissima a una carriera internazionale sui più prestigiosi palcoscenici in Europa, negli U.S.A., in Sud Corea, in Sud Africa nei ruoli di Lucia di Lammermoor, Gilda in Rigoletto e Violetta in Traviata. Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese, «Il giovane Toscanini» di F. Zeffirelli e «I shot Andy Wharol» di M. Harron.
Si dedica anche all’insegnamento del canto e alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia, una rieducazione della voce e dell’ascolto rivolta ad adulti o bambini con difficoltà nello sviluppo della lingua oppure ad attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager per sviluppare le potenzialità vocali.



Ciao Daniela, spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita.
Sono una donna appassionata e passionale che vive sempre tutto sulla sua pelle. Ho avuto il dono della voce che ho potuto sviluppare grazie all’appoggio dei miei genitori e di mio marito
che mi hanno sostenuto nelle mie scelte di carriera e repertorio. Ho superato molti scogli durante il mio percorso artistico e di tutte le dimensioni: ho lavorato sodo per raggiungere gli obiettivi che desideravo. La tensione che si creava in teatro, però, quando percepivo che il pubblico era coinvolto, era un’esperienza straordinaria e meravigliosa che ha sempre ripagato le ore di studio e anche tutte le cattiverie e malignità che negli ambienti di lavoro competitivi si devono ingoiare. L’affetto con cui i fans ancora oggi mi scrivono e mi contattano testimonia che certi legami restano nel tempo e nonostante la lontananza. Dal palcoscenico e dalla vita “raminga” del cantante lirico in giro sui palcoscenici di tutto il mondo in questi ultimi anni sono passata alla musico-terapia. Questo cambiamento ha significato anche un nuovo periodo di studio nel quale mi sono buttata a capofitto. Ora, sono i progressi dei bambini nello sviluppo della lingua e della comunicazione oppure delle persone che tornano a provar gioia nella conversazione e nel comunicare a ripagarmi di questa metamorfosi. Coltivo sempre e comunque la passione per la musica (mi esibisco ancora in concerti), la lettura, i viaggi, la cucina (tra un capitolo e l’altro o tra una seduta di terapia e l’altra sforno torte, pizze, lasagne …). La scrittura mi ha accompagnato fin da bambina: scrivevo storie che poi mettevo in scena con le mie amiche. In seguito, durante il periodo della mia attività artistica, dopo le prove o le recite, mi divertivo a buttar giù le impressioni elaborate durante la giornata o lo spettacolo: al momento di fare la valigia, però, finiva tutto nel cestino. Il desiderio di scrivere si è incuneato fra l’attività artistica e quella di terapista. Non sono passata dai grandi ruoli del Melodramma italiano all’Audio-fonologia di colpo ma si è trattata di una ricerca interiore tumultuosa finché non ho trovato le risposte alla mia inquietudine. In questo momento di cambiamento è sbocciata la passione per la scrittura come spinta interiore, come necessità di elaborare letture, passioni, emozioni, ricordi prima di compiere il salto. In fondo musica e parole hanno radice comune: la vibrazione, l’onda sonora che nel romanzo io definisco Suono Sacro che in fisica si misura in hertz.
Com’è arrivata l’ispirazione?
Un’estate nelle Marche, precisamente nella Gola del Furlo, fui folgorata da un’idea: usare quella galleria scavata nella roccia, quella antica strada romana a picco sul torrente e rinchiusa fra pareti ripide come un passaggio per un altro mondo. E così è stato. Quella notte e nei giorni successivi la storia, i personaggi principali si sono come manifestati diventando sempre più netti e “obbligandomi” a scrivere. Ho usato non a caso il verbo “obbligare”. Per un musicista l’unico vero linguaggio è quello della Musica, superiore a qualunque lingua: io ho combattuto con me stessa per decidermi a usare le “parole”. Poi, ho capito che Scrittura e Musica non sono mondi distinti, separati: entrambi nascono dall'ascolto, dall'impulso e dal desiderio di comunicare/rsi. Cantare o far musica è cercare di conferire alle note quel colore che possa trasmettere il movimento dell'animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Scrivere è cercare la parola, fra tutte quelle che usiamo abitualmente nelle relazioni sociali, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all'emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. Per questo in entrambi i casi è un lavoro di rifinitura, di attenzione e di tensione (nel senso del divenire del tendere a qualcosa) fino a che non ho trovato la risonanza che mi pare più consona, l'accordo che fa vibrare che mette in risonanza scrittore e lettore.
Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare il tuo libro?
Terminata la stesura del manoscritto, ho cercato un editor. Gli amici che lo avevano già letto ne erano rimasti affascinati ma c’era bisogno di un professionista che mi aiutasse in questa fase di limatura. Dopo l’editing, ho escluso di contattare le CE da sola sia per mancanza di tempo sia perché con la mia attività artistica alle spalle immaginavo che senza una solida conoscenza dell’ambiente si sarebbe potuto risolvere in un fallimento. I social si sono rivelati utili e ho incontrato Francesca Costantino, a sua volta autrice e agente letterario. Francesca mi ha messo in contatto con la Ce. Quindi, da una parte un po’ di pazienza nel ricercare contatti e dall’altra fortuna!
In che modo costruisci i tuoi romanzi, quali passi segui per arrivare alla stesura finale? Le mie storie nascono sempre da fortissime impressioni ricevute visitando luoghi particolari o siti archeologici. Lo sviluppo mi prende molto tempo: si tratta di un periodo durante il quale prendo appunti su tutto quel che mi capita perché sovente le idee mi vengono mentre passeggio da sola nel bosco. Poi, scrivo di getto. Lascio “riposare” e riprendo in mano più volte completando a strati, ampliando, eliminando, spostando o inserendo nuovi personaggi. L’importante per me è avere un punto d’inizio fermo e la fine: la strada che percorro per arrivarci è in continua evoluzione e conosco anche periodi di rifiuto totale della scrittura. Nelle vicende dei personaggi ho “nascosto” i temi che più i stanno a cuore: amore in tutte le sue declinazioni dall’amicizia all’amore passionale, erotico; impegno nel sociale, responsabilità nei confronti del prossimo, lealtà e chiarezza nei legami di qualunque genere, impegno civile, rispetto e tolleranza. Non oso parlare di altruismo e bene comune come beni supremi per l’uomo, non sono così idealista o sognatrice; ma restano per me alla base della possibilità per l’uomo, anche della nostra epoca, di svilupparsi … E per sviluppo non intendo quello tecnologico certamente che dovrebbe essere solo un mezzo non un fine da perseguire. Su questo si fondano le scelte della mia vita che non distinguo in quotidiana e artistica: è la mia vita nella complessità delle sue sfaccettature.
Spesso ci si lamenta che oggi si legge troppo poco. Fra viedogiochi, televisione e internet si ha sempre meno tempo per la lettura. Quale è il tuo pensiero sui lettori di oggi?
In generale manca la cultura del leggere e non solo il cartaceo. La scuola non stimola e, in Italia in particolare, la televisione è troppo presente. A parte questo, i lettori sono travolti dalla quantità di pubblicazioni digitali e cartacee e spesso, almeno dal riscontro che ho tramite i social o le presentazioni, fanno fatica a districarsi anche perché un nome o una casa editrice di tradizione non sono certo più sinonimi di qualità. Può essere da un lato uno svantaggio ma dall’altro un vantaggio e stimolare il lettore alla ricerca. Certo, è finito il tempo in cui i lettori potevano affidarsi ai consigli del loro libraio: ormai imperano le catene e si è costretti a servirsi da soli!
Nell’attuale mercato editoriale, se si vogliono raggiungere tanti lettori, quanto è importante secondo te essere artefici della promozione del proprio libro?
Se l’autore ha pubblicato con una piccola o media casa editrice deve dedicarsi alla promozione: non c’è via di mezzo a meno che non abbia i mezzi economici per affidarsi a un’agenzia specializzata che organizzi una campagna pubblicitaria a livello nazionale. Però, bisogna investire … Oltre a trovare l’agenzia seria e capace.
Qual è secondo te la tecnica promozionale più efficace per promuovere libri?
Non credo esista una tecnica promozionale più efficace in assoluto: ognuno deve trovare la sua strada. Io ho venduto con presentazioni, tramite la promozione sui social ma, per esempio, sono una frana nelle fiere: passo più tempo fra gli stand che a promuovere il mio.
Quali sono i consigli che daresti a uno scrittore che vuol promuovere autonomamente la propria opera?
Provare tramite i blog, i social, le presentazioni, le fiere magari mettendosi insieme ad altri scrittori … E armarsi di molta pazienza. Si tratta di un vero e proprio lavoro ma, per fortuna, buona parte si può svolgere con ricerche tramite internet.
Quali sono i tuoi progetti letterari futuri ed eventualmente stai pensando a nuove tecniche promozionali degli stessi?
Sto scrivendo una nuova storia per la saga del Suono Sacro: nuovi personaggi, nuove terre, un altro popolo … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà!

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